


Le stelle sono così luminose nelle notti di Port au Prince.. mai viste tanto nitide in una capitale. E raccontano di una città in cui ora ci sono zone intere al buio dopo il tramonto. E senza elettricità anche durante il giorno. Per strada chi vuol caricare il proprio cellulare, lo fa in alcune bancarelle che hanno il generatore. La vita si suddivide tra le tendopoli, in cui di giorno ci sono quasi solo donne e bambini e la strada, maggiormente piena di uomini, molti dei quali adesso lavorano per pulire le strade, in cambio non ricevono soldi ma cibo.
Gli aiuti arrivano quasi solo alle donne, ritenute più responsabili..e le quantità di riso che vengono date, a chi riesce a prenderle, per permettere il fabbisogno per almeno 20 giorni, in realtà durano molto meno, ciascuna donna deve sfamare almeno tre bambini, e non solo.

Sembra si stia più attenti alle associazioni estere che sono qui che agli haitiani, sembra che le poche notizie che compaiono su riviste e giornali, incrementino ancor più le falsità in un paese che non ha mai avuto il pregio di esser descritto obiettivamente. Sembra che si faccia di tutto per incutere timore, per dissuadere a pensare che una catastrofe del genere non porta necessariamente ad una violenza sfegatata. Cerco notizie di Haiti sui giornali italiani e c'è una lacuna enorme, non si scrive più niente, l'effetto shock è finito poiché son finite le immagini dei morti e dei camion carichi di cadaveri. "la ricostruzione", il post non fa notizia. E se c'è qualcosa è l'allarmismo del fantomatico coprifuoco.

Me l'hanno dovuto dire dall'Italia perché ne venissi a conoscenza. Qui proprio non se ne parla, ancor più, non si sa. E' giusto un nuovo spunto terrorizzante. Non è che non c'è il coprifuoco, è semplicemente una cosa che questo paese vive da decenni. Nessun occidentale si sognerebbe di andare a downtown dopo le sette di sera senza qualcuno del luogo che lo accompagni, ma è qui come in qualsiasi altra capitale sudamericana e non solo. Io qui a Petionville esco tranquillamente la sera, per mangiare qualcosa di diverso da riso e pollo o per bere una birra insieme ad altra gente. E non abbiamo paura, nell'aria non si respira quella pericolosità che tanto piace raccontare ai media. La tranquillità non fa notizia, allora bisogna implementarla con quella paranoia e quel terrore che ormai dall' 11/09 non ha più fine. E che distorce tutto.
C'è la vita, un ritorno alla quotidianità che si vede nelle bacinelle cariche di sapone e panni da lavare sotto tende fatte di stoffe e lenzuola, nei mercati per le strade, nella voglia di distrarsi giocando a calcio, ascoltando la radio o abbozzando qualche passo di danza. C'è il fortissimo bisogno dei bambini di occupare le loro giornate, ora che non vanno a scuola perché quasi tutte son crollate, molte durante l'ora di lezione. Il governo afferma che riapriranno a metà marzo, ma è difficile crederci vista l'immobilità della situazione. Tante strade non si possono ancora percorrere in macchina talmente son le macerie in terra, e gli stessi abitanti fanno fatica ad orientarsi nel centro città, non essendoci più punti di riferimento.
Il piano per downtown è quello di radere tutto al suolo e ricostruire ex novo la città, ci sono già decine di dirigenti americani in visita per studiare i loro piani migliori..e pensare che ground zero ancora deve vedere concretizzato il suo progetto dopo nove anni.
Quando torno la sera a casa e poi vado su internet, mi ritrovo con giornalisti di tutte le nazionalità e tutti in qualche modo siam scoraggiati nel vedere la gravità della situazione ed il poco spazio che viene dato dall'informazione a questa tragedia, che continua, a dispetto del fatto che all'estero sembra già dimenticata. Forse oggi ne sentirete parlare, talmente tanto clamore c'è stato per l'arrivo del presidente francese in un territorio in cui nessun suo predecessore dopo l'indipendenza haitiana (parliamo del 1804) aveva messo piede. Ha confermato che cancella il debito che il paese sta' pagando alla Francia ormai da 200 anni e che per i prossimi due anni donerà milioni di euro.
C'è la certezza che la stagione delle piogge, che qui comincia ad Aprile e che quest'anno prevedono sia più intensa del solito, provocherà altrettanti morti e disagi. E proprio ora che ne scrivo, comincia a piovere, piovere..

Chi se lo può permettere sta' uscendo dal paese, prevalentemente a Miami dove c'è una grande comunità, a dispetto del nome, Little Haiti. Questo provocherà una dispersione, una diaspora enorme della classe dirigente o comunque della classe media, che in ogni paese è quella che controlla, nel bene o nel male.
Ieri sera ho conosciuto un inglese che lavora come bodyguard di giornalisti e fotografi, uno di quelli che dopo 30 anni di esperienza potrebbe riempire di racconti per notti intere. E che riesce a terrorizzare in 10 minuti…mi ha fatto un corso accelerato di primo soccorso, il primo soccorso da arma da fuoco, regalandomi bende e liquidi mai conosciuti prima. Interessante nel suo, anche se da prenderlo con le pinze, a sentir lui tutto quello che ho fatto finora è da sciagurati. Ma ritengo che sia più sicuro girare con un haitiano che conosce la lingua ed i posti che con un inglese col giubbotto antiproiettile. Almeno qui, almeno ora.